Achtung Racism

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Nelle scorse settimane il Giornale di Brescia, a conclusione di un servizio sulla sanatoria delle badanti, pubblica­va l’esito di un sondaggio sul reato di clandestinità recentemente introdotto dal nostro governo. Ebbene, simulando una maldestra sorpresa, il giornale da­va un consenso del 60% al provvedi­mento del governo, con ciò, dando l’ennesimo contributo all’opera di ab­brutimento del senso comune in corso da anni in questo Paese. Non vi è dub­bio che un quesito sulla pena di morte oppure sulla tortura, condotto con gli stessi metodi e con gli stessi intenti non avrebbe dato un esito diverso.

Perché si è giunti a questo punto?

Perché di fronte ad un’enormità come il considerare giusto l’arresto di uno stra­niero, giunto attraverso mille angherie e peripezie nel nostro Paese, e che spes­so lavora in condizioni umilianti da anni, non si hanno le reazioni proporzionate al caso, soprattutto dal versante istitu­zionale e politico?

Si dirà che anche in altri paesi si adottano misure restrittive tese a controllare e dimensionare l’im­migrazione. Si aggiunga pure che ma­nifestazioni xenofobe si manifestano un po’ ovunque. Ma la differenza abissale con il resto dell’Europa e dell’occidente sta negli atteggiamenti culturali e nel loro portato normativa che porta a con­siderare i popoli che vengono da noi come un fatto naturale e benvenuto proprio per la stessa sopravvivenza delle comunità indigene. Si provi ad immaginare cosa potrebbe accadere alla Germania, alla volkswagen o alla Opel senza i lavoratori turchi. Oppure in Francia, alla Renault senza la presenza dei magrebini. Qui da noi avviene il contrario. I migranti sono ormai 4 milio­ni. Nei servizi, in quelli più faticosi e pericolosi, essi sono ormai prevalenti. Le badanti, a centinaia di migliaia assi­stono i nostri anziani, supplendo ad uno Stato inadempiente. Tutto ciò non spinge gli organi di governo a tutti i li­velli a studiare il fenomeno, tutt’altro che transeunte e a costruire una politi­ca che dia delle risposte secondo prin­cipi di umanità e di civiltà. Si noti che, cosi facendo, si conterrebbero altresì quei fenomeni di micro criminalità in­dotti dal disagio e dall’emarginazione.

No!

Qui si opera per rendere impossibi­le la vita non solo ai cosiddetti “clande­stini” ma a tutti gli stranieri in perfetta legalità, manifestando sentimenti di odio e pregiudizio con vere tecniche di persecuzione. Non altro si possono definire le disperanti code e i tempi per ottenere il rinnovo dei permessi di sog­giorno, le gabelle richieste per semplici atti amministrativi, l’esclusione dal dirit­to all’assegnazione di case pubbliche, dovendo esibire 10 anni di permanenza regolare sul territorio, come prescritto dal cattolicissimo Formigoni. Le giunte di centro destra si superano infine con delibere e regolamenti di polizia urbana talmente forcaioli da discriminare i sus­sidi ai minori, al momento della nascita e nelle scuole primarie a seconda del colore della pelle.

C’è un aspetto della politica rivolta agli immigrati che supera le angherie ricordate e che sostanzia una spudora­ta rendita elettorale basata in modo fraudolento sull’equazione immigrazio­ne = criminalità. Ai massimi livelli del potere politico come nei più modesti sgabel­li del nostro comune, sindaco e vicesin­daco guidano plotoni di guardie o ron­de a caccia di poveri diavoli ed esibi­scono i loro vergognosi trofei nelle quotidiane conferenze stampa. Se è vero che le esibizioni dei vari sindaci del nord sono tese a capitalizzare il consenso di un’opinione pubblica fra­stornata, è infinitamente più preoccu­pante la sequela di omicidi e bastona­ture che ne sono la naturale conse­guenza. Non è certo che le forze demo­cratiche e antifasciste siano ancora in tempo, dato quanto si è lasciato corre­re in questi anni. Ma è giunto il momento di smettere la preoccupazione di perdere voti se si assume un atteggiamento riso­luto contro il razzismo marciante. Ci corre l’obbligo per la libertà di tutti di dare battaglia sugli orientamenti co­struiti sulle menzogne e di non lasciare sola la Chiesa nella sua parte migliore e magari anche Gianfranco Fini nel ricor­darci il dettato costituzionale.

Achtung Racismultima modifica: 2009-12-21T09:22:00+00:00da anpironc
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