I ragazzi di Salò

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Dei “ragazzi di Salò” si parla e sparla da oltre 60 anni a torto e ragione, con cognizione e non, a fascisti e antifascisti: insomma, con confusione, superficialità e generalizzazioni che meritano chiarezza.

Ne sparlarono i partigiani, invitò a ragionarci su e anche comprenderli nel 1996 il comunista Violante quan­do si insediò alla Presidenza della Camera, li evoca con un invito alla riappacificazione, proprio il 25 aprile un Berlusconi latitante cronico della Festa della Libertà e Premier di un neogoverno criptofascista (col DNA di AN). Ma per rappacificarsi bisogna non cancellare e perdonare e per perdonare ci vogliono dei pentiti che riconoscano le colpe e nella fattispe­cie non ne vedo negli ex repubblichi­ni di ieri e di oggi e nei loro simpatiz­zanti.

Ma chi erano i “ragazzi di Salò”?

Per scrupolo e non fare d’ogni erba un fascio è bene ricordare che erano di tre specie: i volontari, i forzati e i burocraticamente falsi.

l) “Ragazzi di Salò d.o.c.”: fanatici o in buona fede, con un proprio concetto di patria ereditato dal ventennio fascista e lacché dei nazisti; ma erano figli per lo più di irriducibili fascisti ai quali risalgono le massime responsabilità delle scelte volontarie o guidate dei figli. Ma anche noi, 700.000 giovani soldati del R. Esercito Italiano, allevati come loro alla scuola fascista, 1’8 settembre e per due anni nei Lager abbiamo fatta una diversa scelta plateale. Molti “ragazzi di Salò” succubi dei nazisti si macchiarono di crimini efferati durante la guerra di liberazione e oggi rinascono come l’araba fenice nei pochi irriducibili nostalgici neofascisti, forzanovisti, naziskin et similia, sempre più dilaganti ed arroganti!

2) I “ragazzi di Salò obbligati”: i co­scritti della “leva Graziani” che preve­deva la fucilazione dei disertori, o in alternativa 10 anni di carcere e co­munque rappresaglie sui familiari (nonni e genitori, anche col loro arre­sto). Non avevano scelte se non eroi­che. Una minoranza si assoggettò per forza maggiore ma molti diserta­rono imboscandosi o alimentando le formazioni partigiane armate, più fa­cilmente coi partigiani nelle valli che in pianura coi gapisti.

3) I “falsi ragazzi di Salò”, come li classifico io, ignorati da tutti (istitu­zioni, italiani e storici), equivocati da tutti, paradossalmente considerati “badogliani” dai i repubblichini e “re­pubblichini” da badogliani, partigiani e Alleati, in realtà né carne né pesce, non coscritti di Badoglio (data la gio­vane età) ma ritardatari di leva di Graziani ! Non sono riuscito ad ac­certare quanti fossero, stimo dai 3000 ai 5000 “deportati in patria”, mobili­tati in almeno 3 “battaglioni di disci­plina” del Genio della RSI ma di fatto sotto controllo tedesco. In tre di que­sti ritardatari di leva sono incappato nelle mie ricerche.

La loro storia è incredibile e parados­salmente è sfuggita sinora all’indagi­ne storica. Classificati dai repubbli­chini indegni di fregiarsi dei “gladi”, armati non di moschetto ma di picco­ne e pala, rivestiti in dispregio con divise badogliane e fregiati con le “stellette” (sic!), per lo più proibite agli IMI nei Lager. Alcuni reparti ri­chiesero addirittura le stellette e furo­no tosto esauditi! Nella primavera del ’44 inquadrati in battaglioni di lavoratori del genio della RSI ma sot­to comando di un maresciallo tede­sco e sottotenenti repubblichini sot­toposti, vennero dapprima sfruttati in Italia centrale nelle retrovie del fronte a ripristinare ferrovie e difese. Poi furono deportati in Germania diretta­mente dalla Whermacht, sempre in­quadrati come prigionieri-lavoratori ma rigorosamente separati dagli IMI e dai battaglioni di prigionieri-lavora­tori IMI/KGF catturati nel ’43.

Alla fine del ’44 a molti di loro fu consentito il riscatto col miraggio di mangiare e di limitate libertà, non più prigionieri ma sempre lavoratori dei battaglioni, fregiati coi gladi re­pubblichini.

Diversi aderirono, conservando però in tasca le stellette con le quali rimpatriarono, confusi con gli IMI.

Ma le loro disavventure non finirono con la fine della guerra: in Italia furono accomunati ai ragazzi di Salò e molti dovettero effettuare un nuovo servizio militare sotto la monarchia/ repubblica italiana, non avendo effettuato sotto la RSI alcun addestramento alle armi. Confusi coi “ragazzi di Salò”, “repubblichini badogliani”, “deportati in patria”, ignorati dai nostri storici, politici e associazioni reduci della Resistenza. Come mai esistiti!

Anche questo è successo. Amen.

I ragazzi di Salòultima modifica: 2009-12-21T18:09:56+00:00da anpironc
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