Foibe: il contributo di Adriano Moratto

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Mi fa sempre uno strano effetto scrive­re, parlare di foibe come di una storia dimenticata. Sono figlio di esuli da Pola e ho sempre sentito parlare di foibe (seppur fugacemente) come mo­nito contro le barbarie di ogni guerra. “G’avemo cominsià noi, poi lòri i gà fato péso” ripeteva mia nonna, mesco­lando ricordi e propaganda filo-italiana dell’epoca. Sono rimasto perciò sor­preso quando, negli anni ’90, è iniziata una campagna di “disinformazia” che prima ha portato alla proclamazione del Giorno del Ricordo (10 febbraio); poi allo sceneggiato televisivo nazio­nal-popolare “II cuore nel pozzo”, cam­pione di ascolti e di falsità; infine, alla “santificazione” degli italiani alleati di Hitler, vedi ad esempio la medaglia d’oro al bresciano Don Gabana.

Personalmente, sull’argomento, sono rimasto più sorpreso nello scoprire co­me gli italiani avevano trattato gli slavi durante il regime fascista e poi durante la guerra. Dai miei, in casa, avevo sa­puto solo dell’obbligo di parlare in ita­liano e dell’italianizzazione dei cognomi (mia madre era croata).

Se si volesse parlare di storie dimenti­cate nei confini orientali, il 10 febbraio si dovrebbero ricordare soprattutto le persecuzioni italiane contro gli “alloge­ni”: le centinaia di migliaia di “non ita­liani” fuggiti all’estero (Canada, Australia, Svezia); i campi di concen­tramento per serbi, croati e sloveni; l’invasione (nel ’41) del Regno Yugoslavo; la risiera di San Sabba, a Trieste, campo di sterminio elettiva­mente per “slavi”. Mi limiterò ad evi­denziare quanto di storicamente falso è stato detto sul tema delle foibe, in particolare qui a Brescia, grazie anche alla deriva nazional-fascista che ha preso l’Associazione dei Giuliano­Dalamati bresciana dopo che è termi­nata la presidenza Cepich. Questo, purtroppo, fa parte di un quadro gene­rale che vede sempre più protagonisti della vita politica uomini dal passato dichiaratamente fascista che sognano nostalgiche rivincite ed il ritorno alla “madrepatria” (SIC) di quei territori.

Di fronte ad un’offensiva mediatica che dispone di larghi mezzi, siamo rimasti in silenzio. Alcuni anni fa, all’Università Cattolica di Brescia, finanziata da tutte le amministrazione locali, si è presen­tata una mostra in cui si raccontava una storia faziosa, reticente e a tratti falsa che spacciava perfino per buono il ruolo della X-Mas.

Si è caduti nella trappola della pretesa riconciliazione tra le parti in conflitto, subendo passivamente la “narrazione” fascista della storia. Da anni, nel bre­sciano, imperversa nelle scuole e in assemblee pubbliche Luciano Rubessa, che (ben pagato da soldi pubblici) in­venta la Storia a suo uso e consumo. Anche la mostra sulle foibe, allestita dalla Provincia a Palazzo Martinengo, era la riproposizione propagandistica di dati e fatti falsi, giocati sull’emotività: come la sala con il lenzuolo sanguinan­te per ricordare lo stupro (inventato) di Norma Cossetto. Bastava leggere qualche documento e sentire qualche storico per sapere che esistono seri dubbi sulle sevizie e nessuna afferma­zione documentata sulle sue ultime ore. Purtroppo, anche qui da noi ci sono state “responsabilità”, anche del­le più alte cariche dello Stato: i Presidenti della repubblica Ciampi e Napolitano hanno subìto, riproponen­dola, la propaganda fascista sulle per­secuzioni contro gli italiani, sulla pre­sunta pulizia etnica. La semplice verità è che in quelle terre si è combattuta una guerra civile scatenata dall’arro­ganza fascista tra sloveni, croati, serbi ed italiani. Ma quali italiani? I miei era­no nati sotto l’Austria, mio padre chia­mava mia nonna “mutter” (“madre”, in tedesco) e sua moglie “gospa” (“signo­ra”, in croato). Ho conoscenti, in Istria, che si sono sentiti offesi dal discorso di Napolitano: loro ricordano bene come hanno difeso gli italiani nel ’43 dalla deportazione dei tedeschi; li hanno te­nuti nascosti dopo 1’8 settembre e li hanno aiutati a tornare in Italia. Il nemi­co, allora, era il fascista, non l’italiano: se ci sono stati degli eccessi devono essere considerati come tali.

Cari fascisti italiani, questa è la guerra che voi avevate voluto, non vi si adatta -in questo caso- il ruolo di vittime.

Anche le famose “giornate del primo maggio 1945”, con l’occupazione di Trieste (che smacco, per i nazifascisti!), ricordate come un’ecatombe di italiani, sono raccontate in un modo diverso da un giovanissimo partigiano di Medulin:

“Avevamo l’ordine di passare per le armi chiunque, in divisa italiana, ci sparasse contro, in quanto traditore, essendo l’Italia ormai nostra alleata. Nonostante questo, non ci fu nessuna carneficina di coloro che si arrendevano e non ci fu nessun infoibamento di massa.”

Se andate a parlare con gli abitanti anziani vicino a Basovizza, vi diranno che il monumento nazionale delle Vittime delle foibe è un’enorme inven­zione della propaganda di guerra, ri­proposto ora e spacciato come verità. Gli storici sanno che sono state fatte ricerche, all’epoca, per rispondere alle tante dicerie e che gli alleati angloame­ricani non trovarono che pochi resti. Tanto è vero che poi la miniera fu riem­pita con camionate di materiale bellico e il tutto fu cementato con una colata di calcestruzzo per evitare che potesse essere riutilizzato. Ma qui emerge il problema dell’informazione. Abbiamo, in Italia, dei potentati che controllano i media, alcuni di questi così spudorati da essere capaci di lamentarsi impu­nemente di essere LORO le vittime delle campagne mediatiche. Abbiamo giornali, televisioni, convegni, che dif­fondono a profusione la propaganda nazionalista. Allora, nel nostro piccolo, ricordiamo che dopo il settembre ’43, nel confine “nord-orientale” c’era un regime nazista e che i militari italiani presenti erano sotto il comando milita­re tedesco e dovevano giurare fedeltà ad Hitler. Ricordiamo che le foibe era­no usate da tutti come comodo luogo di sepoltura ed occultamento. Ricordiamo che la repressione tede­sca, dopo l’insurrezione popolare del ’43, fu feroce e provocò molte più vitti­me di ogni altra successiva vicenda. A proposito, posso ripetere quanto mi dicono a Pola: “All’epoca i “nostri” li ab­biamo sepolti, quelli che non conosceva­mo li abbiamo buttato in buso, perché i tedeschi li abbandonavano per strada come monito per la popolazione.”

Oltre a Norma Cossetto, ricordiamo anche che la truculenta storia del pa­dre di Nadia Cernecca è inventata: non c’è nessuna testimonianza dell’epoca, oltre alle molte incongruenze del rac­conto.

Proviamo poi a leggere gli opuscoli per il Giorno del Ricordo, sponsorizzati e finanziati da istituzioni pubbliche: tro­veremo perle incredibili da parte di se­dicenti storici come Gigi D’Agostini.

Ricordiamo l’invenzione del “ruolo mo­deratore” dei fascisti repubblichini sot­to il comando nazista, l’apologia della X-Mas di Valerio Borghese per nascon­dere il ruolo criminale di tante bande fasciste. Proviamo a leggerli: a volte si smentiscono da soli, come per la cita­zione di Milovan Gilas, che dice di es­sere stato mandato da Tito, nel’ 46, ad epurare gli italiani.

Una dichiarazione cavallo di battaglia di Rubessa, messa bene in evidenza sulla controcopertina dell’opuscolo sulla Giornata del Ricordo 2006.  Però, sullo stesso opuscolo, a pagina 34, in un’intervista di Valerio Di Donato a Raoul Pupo (tra i più accreditati storici sull’argomento), lo stesso Pupo dichia­ra che quella di Gilas è una bufala. Dopo i lavori della commissione italo­slovena, sono a disposizione ormai nuovi studi e documenti. Lo stesso Raoul Pupo ha modificato, in questi ultimi anni, la sua posizione alla luce di queste nuove documentazioni. Solo chi ha qualcosa da nascondere e deve negare le atrocità fatte dal fascismo italiano continua, in nome di un prete­stuoso ed ideologico anti-comunismo, a parlare di “genocidio”, “pulizia etni­ca” contro gli italiani e di “ritorno di questi territori alla madrepatria”.

Penso da tempo che sia arrivato il mo­mento di fare chiarezza, di fare una seria ricerca storica, anche attingendo ad altre fonti.

Un convegno, qui a Brescia, che rimetta la storia nel suo contesto. Bisogna fer­mare il negazionismo di questa propa­ganda, dare strumenti di conoscenza e di informazione, in particolare per gli insegnanti e le scuole. Ne parlo, e con me pochi altri, da anni. Ringrazio chi mi ha dato benevole pacche sulle spalle, ma credo sia venuto il momento per tutti di rimboccarsi le maniche, sforzan­doci di uscire da anti-storici steccati.

Foibe: il contributo di Adriano Morattoultima modifica: 2009-12-22T12:46:00+00:00da anpironc
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